La posizione di AQUA ITALIA sul rincaro delle materie plastiche: effetti, conseguenze e rimedi.

Il 20 aprile u.s. si è tenuto il webinar ANIMA Confindustria “Oscillazione dei prezzi delle materie prime e impatto sulle produzioni industriali” in cui si è parlato di andamento corrente e prospettive dei mercati delle commodity con il Prof. Achille Fornasini (Università degli studi di Brescia), ma anche di volatilità dei mercati siderurgici e metallurgici: minacce e opportunità con Alberto Xodo (London Metal Exchange).

Tra gli interventi di apertura, la testimonianza del Presidente Aqua Italia Fabrizio Leoni, in rappresentanza delle imprese del trattamento acque primarie.

Riportiamo di  seguito stralcio intervento (fonte comunicato stampa ANIMA Confindustria) per chi non fosse riuscito a partecipare all’interessante iniziativa che ha ricevuto il sostegno della campagna di sensibilizzazione #iopagoifornitori.

«Nel settore del trattamento acque rappresentato da Aqua Italia, circa il 70% dei prodotti contiene o è fatta di materiale plastico, e/o acciaio e ottone: il rincaro delle materie prime sta incidendo tantissimo sui nostri costi di produzione. Oltre agli aumenti della materia prima – continua Fabrizio Leoni – ci preoccupa la costante mancanza della stessa sul mercato, dovuta principalmente al fatto che in Europa non abbiamo impianti sufficienti per la produzione dei polimeri necessari alla produzione della plastica e ci troviamo costretti ad importare enormi quantità di materia prima. L’Italia è il primo paese trasformatore di materiale plastico in Europa dopo la Germania ed è evidente che più di altri paesi stiamo fortemente soffrendo questa situazione».

Leoni evidenzia poi un problema ulteriore delle aziende manifatturiere che hanno come cliente finale le attività del settore Horeca, gravemente colpite dalla pandemia: «Per noi ribaltare il prezzo immediatamente a valle della catena di distribuzione rimane molto difficile se non a volte impossibile. I nostri prodotti vengono venduti ai consumatori finali che non possono certo subire variazioni di prezzo immediate di oltre il 30%. Inoltre, se pensiamo che ogni bar hotel e/o struttura ricettiva ha nostri impianti, come possiamo ribaltare un aumento così grande in un settore così in crisi e privo di prospettive future? Nel breve periodo non vedo molte soluzioni, ma spero che la Comunità Europea, e in primo luogo il nostro Stato, cerchino di incentivare gli investimenti in impianti produttivi nel breve e medio periodo».

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