Rafforzare la competitività e la resilienza della filiera del caffè con partenariati tra Paesi produttori, istituzioni e imprese: è l’obiettivo della “Strategia internazionale dell’Italia per il caffè. Sviluppo, valore, partenariati”, presentata il 14 ottobre alla Farnesina. All’incontro ha partecipato Ucimac (l’Unione dei costruttori italiani di macchine per caffè professionali e semiprofessionali, federata Anima Confindustria), con un intervento del presidente Roberto Nocera. Il viceministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Edmondo Cirielli, ha presentato la Global Coffee Initiative e ha anticipato la creazione dell’Espresso Fund: un fondo pubblico-privato, promosso dall’Italia insieme alla Banca Mondiale, per sostenere investimenti lungo la filiera nei Paesi dai quali importiamo il prodotto.
La strategia punta a mettere in sinergia la cooperazione allo sviluppo, la diplomazia economica e il contributo delle imprese, promuovendo investimenti e partenariati capaci di sostenere l’intera filiera del caffè. L’obiettivo è affiancare i Paesi produttori nello sviluppo delle proprie capacità, mettendo a disposizione tecnologie, competenze industriali e formazione, per migliorare la qualità delle produzioni e favorire una maggiore valorizzazione della materia prima nei territori d’origine. Dal Sud America all’Africa, i Paesi produttori e quelli importatori sono legati da una relazione di interdipendenza: la continuità delle forniture e la competitività dei mercati di destinazione dipendono anche dalla capacità di garantire produzioni sostenibili e dal poter affrontare le conseguenze del cambiamento climatico. Rafforzare la filiera significa in questo caso sostenere direttamente chi coltiva il caffè, promuoverne l’innovazione e creare le condizioni per distribuire meglio il suo valore lungo tutta la catena, tutelando in questo modo il futuro del settore in Europa e nel mondo.
Al confronto hanno preso parte rappresentanti dei Paesi produttori, tra cui il primo ministro dell’Uganda Robinah Nabbanja, ministro dell’Agricoltura della Colombia, Indalecio Dangond, e il ministro dell’Agricoltura del Kenya, Mutahi Kagwe, oltre alla direttrice esecutiva dell’International Coffee Organization (ICO), Vanusia Nogueira, e al vicedirettore generale della FAO, Maurizio Martina. Presenti anche Giuseppe Lavazza, presidente del Comitato Italiano del Caffè, Andrea Illy, presidente di Illycaffè, Roberto Nocera, presidente di Ucimac, e Massimiliano Fabian, presidente della European Coffee Federation.
L’invito rivolto a Ucimac testimonia chiaramente la posizione di primo piano che l’associazione occupa nella rappresentanza dell’industria italiana delle macchine e delle tecnologie professionali per il caffè, riconoscendone il contributo strategico allo sviluppo e alla competitività dell’intera filiera. Un comparto che rappresenta un’eccellenza dell'industria italiana e che ha saputo affermarsi in tutto il mondo grazie a una combinazione di qualità, innovazione tecnologica, competenze specialistiche e capacità di rispondere alle esigenze dei diversi contesti di utilizzo.
La spiccata vocazione internazionale ne fornisce una prova concreta: le aziende rappresentate da Ucimac esportano oltre l’80% della produzione e sono presenti, con le proprie tecnologie, in più di 150 Paesi. Una diffusione globale che rivela non soltanto la competitività delle soluzioni italiane, ma anche la capacità del settore di contribuire alla crescita della stessa filiera, mettendo a disposizione know-how industriale, innovazione e competenze che possono diventare risorse preziose nei percorsi di cooperazione con i Paesi produttori.
«La qualità del caffè si costruisce lungo tutta la filiera e la tecnologia è decisiva per preservare e valorizzare il lavoro svolto nei Paesi d’origine», dichiara Roberto Nocera, presidente di Ucimac. «L’industria italiana può contribuire con macchine e soluzioni innovative, ma anche condividendo conoscenze, formazione e competenze tecniche. Per rendere efficace la cooperazione, è importante coinvolgere le imprese fin dalla progettazione e costruire partenariati duraturi. Tutelare il futuro del caffè significa lavorare insieme, dalla produzione all’estrazione, per una filiera sempre più competitiva e sostenibile».
