La crescita delle rinnovabili non è soltanto un capitolo della decarbonizzazione: è sempre più il terreno su cui si misura l'indipendenza energetica del Paese. In questa direzione va letto il regime di aiuti di Stato da 23 miliardi di euro che la Commissione Europea ha appena approvato a sostegno della produzione elettrica da fonti rinnovabili, funzionale all'obiettivo fissato dal PNIEC 2024 di portare al 39,4% la quota di consumi energetici complessivi — elettrici, termici e nei trasporti — soddisfatta da fonti rinnovabili entro il 2030. Una quota crescente di energia prodotta in casa significa minore esposizione alla volatilità dei mercati internazionali dei combustibili fossili — un tema che la crisi energetica in corso ha reso ancora più urgente.
A rendere concreto questo percorso è la flessibilità che l'Italia ha chiesto a Bruxelles: l'estensione al settore energetico della Clausola di Salvaguardia Nazionale (NEC), finora riservata alla spesa per la difesa, negoziata a margine del G7 di Parigi. Come chiarito dal Ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti in un question time al Senato, la sua applicazione passerà da una discussione parlamentare sulle azioni più urgenti per rafforzare la resilienza del sistema energetico nazionale. Tra le misure ammissibili, indicate dal Commissario europeo per l'Economia Dombrovskis, figurano il sostegno all'acquisto di veicoli elettrici, l'installazione di fotovoltaico e accumuli e, in particolare, la sostituzione di caldaie a gas o gasolio con pompe di calore elettriche.
È qui che la flessibilità sulle rinnovabili incontra direttamente la filiera HVAC+R. Più capacità elettrica rinnovabile installata significa più spazio per l'elettrificazione dei consumi termici: le pompe di calore sono la tecnologia che traduce l'energia rinnovabile prodotta in riscaldamento e raffrescamento efficienti, contribuendo a diversificare il mix energetico del settore civile e industriale e a contenere la dipendenza dal gas importato. Margini di bilancio più ampi per finanziare questa transizione non sono quindi una misura settoriale isolata, ma la condizione che permette alla crescita delle rinnovabili di generare un beneficio visibile per famiglie e imprese, in termini di bollette e di sicurezza degli approvvigionamenti.
I numeri aiutano a inquadrare la posta in gioco industriale. Secondo il Rapporto Strategico TEHA Group presentato a MCE – Mostra Convegno Expocomfort 2026, la filiera HVAC+R estesa ha generato nel 2024 circa 83 miliardi di euro di fatturato (+55% rispetto al 2015), 27 miliardi di euro di valore aggiunto e circa 400.000 occupati. L'Italia è il secondo Paese europeo per produzione industriale delle componenti di pompe di calore, con una quota che copre il 59% del valore della produzione venduta sul mercato italiano — una posizione competitiva costruita in anni di investimenti, diversa da quella che l'Europa ha perso nel fotovoltaico a vantaggio della Cina.
Il messaggio che emerge è quindi duplice: la crescita delle rinnovabili rafforza l'indipendenza energetica del Paese, e la flessibilità di bilancio appena negoziata può trasformare quella crescita in domanda concreta per le tecnologie elettriche — a partire dalle pompe di calore — sostenendo così una filiera industriale italiana già competitiva su scala europea. Una leva di policy che, se confermata in misure strutturali, può generare un circolo virtuoso tra sicurezza energetica, riduzione dei costi e tenuta industriale.
A cura di: Sonia Sandei - Special Advisor Assoclima Progetto Elettrificazione