21 ott 2026 12:11 21 ottobre 2026

Nuovo Codice della Strada, Assosegnaletica “Gestione proventi multe, un passo indietro per la sicurezza degli automobilisti”

Il presidente Valerio Casotti richiama il Governo al mantenimento del vincolo del 12,5% dedicato alla segnaletica stradale, la cui mancata manutenzione rischia di mettere in pericolo la vita degli utenti della strada

Più risorse formalmente destinate alla sicurezza stradale non garantiscono, da sole, strade più sicure. Occorre assicurare che una quota dei proventi delle multe sia effettivamente investita nella manutenzione della segnaletica, elemento fondamentale per garantire la sicurezza degli utenti della strada. È il richiamo di Assosegnaletica, associazione segnaletica stradale federata ad Anima Confindustria, sulla revisione del Codice della Strada trasmessa al Parlamento. L’associazione esprime netta contrarietà al venir meno di un vincolo specifico per la segnaletica orizzontale e verticale - presente nell’attuale Codice - e chiede di mantenerlo nel nuovo testo.

Il provvedimento, identificato come Atto del Governo n. 448, è stato assegnato alle Commissioni Trasporti della Camera e Ambiente del Senato, chiamate a esprimere i propri pareri entro il 12 gennaio 2027.

Il nuovo articolo 148, dedicato alla destinazione dei proventi delle multe, prevede che gli enti diversi dallo Stato destinino almeno il 30% delle somme di loro spettanza alla manutenzione e alla messa in sicurezza delle infrastrutture stradali, comprese illuminazione pubblica, segnaletica, barriere di protezione e qualsiasi altra pertinenza legata alla strada. Un’unica quota minima, dunque, per una pluralità di interventi, senza una riserva specifica per la segnaletica. Per Assosegnaletica, l’ampliamento delle voci di spesa ammissibili, accompagnato dall’eliminazione di una quota minima dedicata alla segnaletica, rischia di indebolire le garanzie sulla destinazione concreta delle risorse.

La parte restante, che può arrivare al 70%, è destinata in via prioritaria al potenziamento dei controlli e dell’accertamento delle violazioni, oppure ad altre attività funzionali alla sicurezza stradale o alla promozione della relativa cultura, incluse le spese per il personale impiegato in tali finalità. Per l’associazione occorre definire con chiarezza le spese ammissibili e il loro rapporto con risultati concreti di prevenzione, evitando che i costi di funzionamento assorbano risorse necessarie alla manutenzione.

Nell’attuale Codice della Strada, l’articolo 208 riserva alla segnaletica almeno il 12,5% dei proventi delle sanzioni spettanti agli enti interessati. Senza questo vincolo, un’amministrazione comunale potrebbe anche decidere di non investire alcun fondo per la manutenzione della segnaletica.

«Aumentare le risorse per la sicurezza stradale è un obiettivo condivisibile, ma eliminare la garanzia minima per la segnaletica sarebbe un grave passo indietro», dichiara Valerio Casotti, presidente di Assosegnaletica. «Non si può fare sicurezza stradale cancellando le risorse che la garantiscono, risorse necessarie a mantenere i segnali stradali visibili ed efficienti. La sicurezza non si garantisce soltanto con controlli e sanzioni: servono infrastrutture sicure e indicazioni conformi. La segnaletica non può essere finanziata soltanto quando restano disponibilità di bilancio».

Il rischio riguarda uno degli strumenti fondamentali della prevenzione. Una segnaletica deteriorata, poco visibile o non conforme riduce la capacità della strada di informare e guidare correttamente chi la percorre, soprattutto nei punti più critici della rete. Secondo le criticità già segnalate da Assosegnaletica, oltre il 60% della segnaletica verticale non risulta conforme alle prescrizioni del Codice della Strada, mentre più del 90% di quella orizzontale presenta prestazioni inferiori agli standard minimi di riferimento. Un quadro che richiede manutenzione costante, investimenti programmati e verifiche periodiche.

Assosegnaletica teme che, in un contesto di pressione sui bilanci comunali, questa impostazione possa favorire il ricorso alle sanzioni come fonte di entrata, senza assicurare investimenti adeguati sulla strada. Il rischio, per i cittadini, è un conto su quattro fronti:

  • più multe
  • maggiore esposizione agli incidenti per carenze manutentive della segnaletica
  • maggiori costi per il Servizio sanitario nazionale
  • possibili rincari assicurativi legati alla sinistrosità

Sono rischi da prevenire, garantendo che i proventi finanzino interventi misurabili di sicurezza.

Per questo l’associazione chiede al Ministero, al Governo e alle Commissioni parlamentari competenti di mantenere espressamente nel nuovo Codice il vincolo minimo del 12,5% per la sostituzione, l’ammodernamento, la messa a norma e la manutenzione della segnaletica orizzontale e verticale. A questa garanzia devono affiancarsi una rendicontazione separata e trasparente delle somme effettivamente impiegate, distinguendo gli stanziamenti dagli interventi realizzati, e controlli sul rispetto della destinazione delle risorse.

«Le risorse delle multe devono tradursi anche in segnali leggibili, strisce pedonali visibili e strade più sicure», conclude Casotti. «Non chiediamo privilegi per le imprese del settore, ma la tutela di una garanzia che risponde all’interesse della collettività. La revisione del Codice deve rafforzare la prevenzione: destinare risorse alla sicurezza rischia di restare un impegno soltanto formale se non si assicura continuità agli interventi necessari a garantirla».

21.10.2026

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