Manifesto della Meccanica per il 2021 da presentare al Governo

Le priorità dell'industria meccanica in un documento redatto insieme alle aziende Anima

14.10.2020

Le priorità dell'industria meccanica in un documento redatto insieme alle aziende Anima

Abbiamo scritto insieme alle aziende Anima un Manifesto della Meccanica per il 2021 da presentare al Governo.

INDUSTRIA

  • Stabilizzare e potenziare del piano Transizione 4.0 rendendolo più semplice e snello
  • Rafforzare le competenze delle imprese per la transizione digitale e verde
  • Agevolare gli investimenti delle imprese in materia di ricerca e innovazione
  • Rafforzare la sorveglianza di mercato anche come strumento di competitività
  • Definire interventi a breve termine per risolvere in maniera strutturale le criticità nel settore dei trasporti super eccezionali
  • Stimolare una politica industriale in grado di supportare e valorizzare il settore della manifattura
  • Dare attuazione a un vero piano di investimenti per l’ammodernamento delle infrastrutture del sistema Paese, dalla mobilità alle reti energetiche, dalle telecomunicazioni al sistema idrico, per indirizzare investimenti che creino valore direttamente sul territorio

 

ENERGIA

  • Confermare e rafforzare il Superbonus estendendolo fino al 2024 e allargando il campo d’azione
  • Promuovere la riqualificazione energetica degli edifici della PA, in particolare nell’edilizia scolastica
  • Sostenere la diffusione di tecnologie “smart energy” ampliando il quadro di riferimento di industria 4.0
  • Supportare l’impiego di sistemi di cogenerazione ad alto rendimento in ambito industriale
  • Promuovere l’utilizzo dell’idrogeno e dei biocombustibili in ogni campo produttivo e negli usi per riscaldamento sviluppando progetti sperimentali e definendo un quadro normativo, incentivi e contributi in conto capitale
  • Stimolare la diffusione del vettore elettrico negli usi finali implementando un sistema normativo completo e processi di formazione di una filiera qualificata

 

SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE

  • Stimolare investimenti per la transizione ambientale verso una logica di economia circolare incentivando l’acquisto di macchinari e tecnologie più efficienti
  • Favorire a livello di procedure il riciclo e il riutilizzo degli scarti di produzione
  • Predisporre un piano di sviluppo sostenibile per favorire la transizione ecologica dei processi produttivi e dei modelli di consumo
  • Avviare piani di sviluppo per una maggior penetrazione di tecnologie per la riduzione delle emissioni inquinanti nel comparto industriale e civile. In ambito di edilizia residenziale porre una particolare attenzione alla rigenerazione urbana in ottica di contenimento del consumo di suolo
  • Sviluppare l’utilizzo razionale delle risorse idriche

EXPORT E MADE IN ITALY

  • Chiedere all’UE di estendere l’Extraordinary Fund di 800 mila euro, oltre al de minimis, fino a dicembre 2021
  • Prolungare la durata dei finanziamenti SIMEST con quote a fondo perduto del 50% fino a dicembre 2021
  • Confermare l’accesso delle medie aziende agli incentivi export di Simest per sviluppare export di filiera attraverso finanziamenti dedicati nel caso in cui sia coinvolto almeno il 50% di fornitori Pmi nazionali o europei Predisporre corridoi di salvaguardia per facilitare gli spostamenti per motivi di lavoro, montaggio, installazione, avviamento e manutenzione di impianti e macchinari
  • Promuovere l’applicazione del Codice dei contratti pubblici per garantire che il 50% dei bandi contengano prodotti, tecnologie o servizi originari dall'UE o da paesi con i quali vige un regime di reciprocità doganale con UE
  • Definire incentivi per l’introduzione negli organici aziendali di export manager assunti dalle aziende e basati all’estero per consolidare la presenza in loco delle aziende nel corso del tempo

 

ANIMA per l’Industria

Guardando al futuro dell’industria, la transizione tecnologia e innovazione 4.0, insieme al Green Deal e alla transizione energetica, sono le sfide da affrontare (e vincere) per garantire la competitività̀ e la crescita del nostro sistema produttivo.

Per quanto riguarda la transizione tecnologica e il sostegno all’innovazione, il pacchetto di strumenti introdotto nel 2017 con il Piano Nazionale Industria 4.0 ha sicuramente supportato la realizzazione di rilevanti investimenti. In particolare, l’iperammortamento è stato uno strumento decisivo per promuovere gli investimenti 4.0 sia per l’intensità̀ dell’aiuto sia sotto il profilo della comunicazione in quanto costruito e dedicato esclusivamente alla trasformazione dei processi produttivi delle imprese.

Oggi, continuare a supportare la trasformazione in chiave 4.0 delle imprese è ancora più una necessità, considerando gli effetti negativi dell’emergenza sanitaria che ha paralizzato i programmi di investimento delle imprese. Occorre quindi un intervento strutturale per ricreare un clima di fiducia e supportare un rimbalzo degli investimenti, che possa alimentare in modo deciso la crescita e la domanda interna.

il sostegno a digitalizzazione e sostenibilità è un obiettivo fondamentale che il Governo deve perseguire, sia per la Legge di Bilancio 2021 sia, soprattutto, per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che definirà l’utilizzo delle risorse del Recovery Fund, un’occasione straordinaria per la realizzazione di un vero piano di rilancio degli investimenti privati in Italia.

Le Priorità 2020 per le Politiche Industriali

  1. Transizione 4.0: occorre sostenere di più le imprese nei processi di innovazione in chiave 4.0 e green prevedendo l’estensione temporale e, soprattutto, il potenziamento delle agevolazioni fiscali per gli investimenti in beni strumentali materiali e immateriali e in attività̀̀ di ricerca, sviluppo e innovazione:
  • Stabilizzare il Piano, estendendo la validità̀ delle misure fino almeno al 2024
  • Potenziamento delle misure fiscali generali previste dal Piano Transizione 4.0
    • Aumentare le aliquote previste per incentivare il ricorso alla tecnologia;
    • Aumentare i massimali annui per impresa per permettere l’impiego di maggiori investimenti;
  • Ridurre i tempi di recupero dei crediti per permettere alle aziende di avere più̀ possibilità̀ nel breve periodo di reinvestire il capitale;
  • Oltre al credito d’imposta, occorre rifinanziare gli altri strumenti di incentivazione oggi in vigore, finalizzati ad agevolare la trasformazione digitale delle PMI secondo il paradigma del Piano nazionale Transizione 4.0 (“Macchinari innovativi”, “Nuova Sabatini 4.0”, “Digital transformation”)
  1. Formazione 4.0: occorre afforzare le competenze delle imprese per la transizione digitale e verde, di pari passo con gli investimenti nei beni strumentali: è necessario accompagnare le aziende negli investimenti dedicati al capitale umano, considerando che l’applicazione delle nuove tecnologie in ambito industriale richiede significative attività̀ di reskilling e upskilling delle risorse esistenti, nonché́ l’introduzione di nuovi ruoli (es. data scientist, esperti in materiali per additive manufacturing) a supporto della trasformazione digitale;
  • misura premiale del credito d’imposta che associ il sostegno allo sviluppo delle competenze ai progetti di investimenti tecnologici e R&S,
  1. R&D e Innovazione: agevolare gli investimenti delle imprese in materia di ricerca e innovazione, tramite la razionalizzazione del quadro normativo e nuove forme di incentivo:
  • Razionalizzazione degli strumenti di supporto finanziario agli investimenti delle imprese in ricerca, sviluppo e innovazione (miglioramento credito d’imposta R&D, patent box);
  1. Sorveglianza del Mercato: oggi più che mai è fondamentale assegnare adeguate risorse per le attività̀ di sorveglianza del mercato, fattore troppo trascurato e che mina alle fondamenta la competitività̀ dell’industria e la tutela della sicurezza sui luoghi di lavoro. Oltre alle difficoltà economiche, molti settori industriali stanno attraversando una fase di cambiamento in virtù̀ di una crescente e più̀ complessa legislazione europea e nazionale: è un percorso complesso, non solo per le imprese ma anche per gli utilizzatori, e deve essere accompagnato dal rigoroso rispetto delle regole.
  • Rafforzamento della sorveglianza di mercato, anche come strumento di corretta concorrenza tra le imprese e di competitività
  1. ll tema dei trasporti eccezionali è ancora di estrema attualità̀ a causa della grave situazione delle infrastrutture italiane. Oggi più che mai, la criticità del trasporto eccezionale dei grandi manufatti industriali consiste soprattutto nella difficoltà materiale di uscire dagli stabilimenti di produzione e di arrivare ai luoghi di consegna, in quanto spesso ogni trasporto eccezionale viene letteralmente progettato e programmato in tutta la sua (quasi sempre lunga) articolazione, con il corredo di perizie tecniche specifiche riguardanti l’intero tracciato stradale e le relative opere d’arte, permessi di attraversamento di aree urbanizzate e l’utilizzo di orari (normalmente notturni) che impattino il meno possibile sulla mobilità ordinaria. Per il settore del trasporto eccezionale urgono pertanto interventi a breve termine, regolamentari e strutturali che, pur condividendo le preoccupazioni per la sicurezza stradale e l’incolumità̀ pubblica e senza prescindere da essa, siano in grado di eliminare la minaccia di perdite occupazionali, crisi d’impresa e aggravi di costi e, contemporaneamente non creare una maggiore congestione e impatto ambientale:
  • Definizione di interventi a breve termini per risolvere, in maniera strutturale, il problema dei trasporti eccezionali
  1. in generale, è fondamentale che il nostro Paese si doti di una vera politica industriale in grado di supportare e valorizzare il settore della manifattura che rappresenta il pilastro della nostra bilancia commerciale. Una tale politica industriale si deve porre i seguenti imprescindibili obiettivi
  • Stimolare il mercato interno: investire in infrastrutture quale moltiplicatore di crescita;
  • Fornire garanzie sull’approvvigionamento delle materie prime;
  • Garantire maggior sostegno al credito e alla liquidità delle imprese;
  • Favorire le aggregazioni per la crescita dimensionale delle aziende, finalizzata a una maggiore produttività, solidità finanziaria e capacità di investimento

 

ANIMA per la Sostenibilità Ambientale

La transizione del sistema produttivo verso un nuovo paradigma green, determinata dagli obiettivi di sostenibilità̀ adottati a livello internazionale e dalle possibili evoluzioni della domanda (caratterizzata anche a seguito della pandemia, da un quadro ancor più incerto e complesso) richiede ingenti investimenti.

L’industria nel suo complesso, e il settore della meccanica in particolare, ha da tempo intrapreso un cammino diretto a migliorare le proprie performance ambientali. Per il raggiungimento degli obiettivi già definiti a livello europeo e nazionale, sarà quindi richiesto un sempre maggior impegno da parte dell’industria.  Per continuare su questa strada, ANIMA auspica l’avvio in tempi brevi di un piano strutturato di investimenti per lo sviluppo sostenibile, che consenta alle imprese, soprattutto medio-piccole, di sprigionare quanto più possibile le proprie competenze tecnologiche e gestionali, un passo necessario per favorire il disaccoppiamento fra la crescita economica-industriale e gli impatti ambientali.

In particolare, è necessario un piano di sviluppo sostenibile volto a favorire in modo deciso una Transizione ecologica dei processi produttivi, in grado di conciliare la crescita economica e occupazionale con la tutela del patrimonio ambientale e delle risorse naturali e delle diverse fonti energetiche.

È altresì necessario promuovere l’uso razionale delle risorse naturali, con particolare riferimento a un graduale smarcamento dalle fonti fossili, al un utilizzo razionale delle risorse idriche e alla riduzione delle emissioni inquinanti, non solo nel comparto industriale ma anche per quanto riguarda l’ambito del riscaldamento civile.

Le priorità per la transizione ambientale sono:

  1. Economia Circolare: stimolare gli investimenti per la transizione verso un sistema più sostenibile, con incentivi per l’acquisto di macchinari più efficienti e per la ricerca e sviluppo di nuove soluzioni tecnologiche capaci di garantire innovazione in ottica di economia circolare. Alcune proposte:
  • Stimolare gli investimenti per la transizione verso un sistema più sostenibile, con incentivi per l’acquisto di macchinari più efficienti e per la ricerca e sviluppo di nuove soluzioni tecnologiche capaci di garantire innovazione in ottica di economia circolare, ad esempio promuovendo i recuperi termici e il trattamento dell’aria indoor
  • Favorire la possibilità̀ di riciclo e riutilizzo dei rifiuti e degli scarti di produzione, sburocratizzando e snellendo le procedure autorizzative;
  • Sostegno alle tecnologie che consentono la riduzione delle emissioni inquinanti non solo nel comparto industriale ma anche per quanto riguarda l’ambito del riscaldamento civile, in quest’ultimo caso con un’attenzione particolare anche al consumo di suolo e alla necessità di sviluppare piani di rigenerazione urbana.
  • Preparare un piano di sviluppo sostenibile che, sulla base del Piano d’Azione Europeo per l’Economia Circolare, punti a favorire in maniera massiccia la transizione ecologica dei processi produttivi e dei modelli di consumo senza effettuare discriminazione fra le diverse tecnologie e materiali utilizzati
  • Sviluppare strumenti finanziari specificamente dedicati all’economia circolare, per rafforzare l’industria nazionale e relative filiere nazionali (incluso servizi)
  1. Sviluppo dell’utilizzo razionale delle risorse idriche: come già per l’efficienza energetica, avviare un piano di interventi che tenga in considerazione l’acqua come risorsa limitata. In quest’ottica è fondamentale definire un piano di riqualificazione delle infrastrutture, oggi obsolete, che si basi su due filoni di intervento:
  • Incentivazione delle tecnologie capaci di produrre il risparmio e il recupero delle acque;
  • Promozione degli investimenti per la manutenzione e il potenziamento della rete idrica.

 

ANIMA per l’Energia

Per quanto riguarda le politiche energetiche, ANIMA ritiene che la grande priorità da sviluppare per perseguire gli obiettivi nazionali derivanti dal PNIEC e dal Green New Deal UE sia accelerare la transizione energetica e quella ambientale del nostro Paese.

L’efficienza energetica svolge un ruolo fondamentale per promuovere e sostenere lo sviluppo di un’economia a bassa intensità di carbonio, favorendo e ottimizzando l’utilizzo dei vettori energetici nei diversi settori di consumo. Fare efficienza energetica significa altresì centrare più velocemente anche i target sulle rinnovabili, particolarmente ambiziosi e sfidanti. Per questo motivo è necessario definire un quadro normativo organico che possa permettere investimenti più certi e stabili nel medio periodo, che possano massimizzare i benefici attesi sul piano della sostenibilità̀̀ e dello sviluppo industriale.

  1. Le proposte di ANIMA per la promozione dell’Efficienza Energetica e della digitalizzazione in sinergia per la ripresa economica e per l’ambiente:
  • Conferma e rafforzamento del Superbonus oltre a un credito di imposta al 110% per gli interventi strutturali di riqualificazione energetica in ambito industriale con la possibilità̀ di cessione del credito; l’estensione della misura almeno fino al 2024 e l’allargamento alle singole unità immobiliari nei condomini darebbe più̀ stabilità e maggiore efficacia alla misura e incoraggerebbe nuovi investimenti da parte degli operatori di mercato
  • Iniziativa finalizzata a promuovere la riqualificazione energetica profonda e la messa in sicurezza degli edifici della PA con particolare riferimento all’edilizia scolastica
  • Ampliamento del quadro di riferimento della misura “Industria 4.0” per promuovere la digitalizzazione e la riconversione tecnologica nell’ambito dei progetti di efficienza energetica, elettrica e gas, con particolare riferimento a una maggior diffusione di tecnologie “smart energy”, ossia efficienti dal punto di vista dell’interoperabilità con la rete, dell’integrazione tra diversi sistemi e dell’interfaccia con l’utente.
  • Supporto all’impiego dei sistemi di Cogenerazione ad Alto Rendimento (CAR) in ambito industriale, con una premialità per investimenti attuati secondo logiche condivise nell’ambito di distretti o comunità energetiche
  1. Le priorità per supportare l’utilizzo dell’idrogeno (e dei biocombustibili) in ogni campo produttivo e in quello degli usi per riscaldamento (quale combustibile complementare a breve-medio termine ed in grado di sostituire i combustibili fossili a lungo termine)
  • in generale, definizione del quadro normativo per uno sviluppo di un’industria nazionale dell’idrogeno sfruttando tutte le tecnologie a disposizione in ottica olistica e definizione di regole per massimizzare l’utilizzo delle infrastrutture esistenti (produzione, trasporto, storage e distribuzione nelle sue diverse modalità), stabilendo i ruoli e le opportunità̀ per i diversi operatori di mercato
  • incentivare l’idrogeno per la decarbonizzazione dei settori manifatturieri caratterizzati da elevati consumi di energia termica, attraverso la promozione di processi che impiegano gas rinnovabili e idrogeno al posto o in miscelazione con fonti fossili;
  • Realizzazione di progetti per l'utilizzo sperimentale dell'idrogeno nel settore residenziale
  • definire contributi in conto capitale per la produzione su larga scala di tecnologie funzionali alla diffusione di gas rinnovabili e idrogeno (clean e low carbon) e all’impiego negli usi finali anche in ambito civile (edilizia);
  • Creazione di Hydrogen Valleys per la diffusione dell'utilizzo dell'idrogeno su scala locale, con progetti integrati di produzione di idrogeno da rinnovabili, con reti dedicate, e utilizzi locali per trasporto pubblico
  1. Il raggiungimento degli obiettivi di crescita delle rinnovabili, in particolare quelle termiche, passa per una maggior diffusione del vettore elettrico negli usi finali. In tal senso le priorità sono:
  • necessità di stabilire un sistema normativo contrattuale che completi la riforma delle tariffe elettriche e indirizzi gli utenti verso sistemi integrati di energy management, ovvero verso interventi abilitanti meccanismi di demand e response e interazione con la rete
  • considerare i processi di formazione di una filiera qualificata come condizioni essenziali per una vera riconversione energetica e valorizzare gli obblighi formativi non come ulteriore imposizione, ma come opportunità di crescita. Di conseguenza è importante studiare strumenti anche solo di informazione e supporto che permettano di far accedere le aziende installatrici alla formazione finanziata già esistente
  • è quasi nella norma che chi svolge attività operativa si concentri soprattutto sul proprio particolare professionale e non veda il quadro di riferimento dove la sua attività si colloca; pensiamo che un’attività di comunicazione istituzionale debba far vedere a tutti coloro che sono coinvolti nella filiera la giusta collocazione della loro attività e gli effetti che produce sulla decarbonizazzione

 

ANIMA per l’Export

La pandemia che ha colpito tutti i paesi nel 2020 rappresenta per molti versi un cambiamento epocale del nostro modo di vivere, interagire, lavorare, muoverci. Tutti elementi chiave di una società globale che è stata resa tale grazie alla semplificazione e all’amplificazione della quantità e del valore degli scambi commerciali, avvenuta in particolare negli ultimi 30 anni. Questa trasformazione ha visto le aziende italiane della meccanica in grado di adattarsi velocemente e guadagnare in pochi anni posizioni di assoluto rilievo nell’export dei propri prodotti. Tale dinamismo ha dato un contribuito significativo alla Bilancia Commerciale nazionale che consente all’Italia di essere oggi secondo paese europeo per export, dopo la Germania, e quinto al mondo dopo Cina, Giappone, Korea. Dei 48,5 miliardi di euro di fatturato 2019 della meccanica rappresentata da Anima, in particolare, sono 29 i miliardi di euro provenienti da export diretto e sono stimati almeno altri 10 miliardi da export indiretto, fornito ad aziende italiane che assemblano sul territorio nazionale prodotti destinati comunque all’estero.

Ma la diffusione del Covid-19 ha portato a stravolgere tutti i riferimenti ai quali eravamo abituati, tra cui l’approccio ai mercati esteri che si è necessariamente digitalizzato da febbraio 2020. Strumenti che già conoscevamo ma utilizzavamo pochissimo sono ora standardizzati, a partire dai contesti più intimi e familiari. Il cambiamento in atto rende necessaria una profonda riflessione per ridefinire anche i parametri essenziali per supportare da parte delle istituzioni il nuovo modello di export con il quale ci troviamo a operare da oggi in avanti.

Le Priorità 2021

Il 2019 ci ha lasciato in eredità un clima di incertezza per gli scambi commerciali tra crescita europea modesta, guerra dei dazi USA-Cina, Brexit hard/soft, costanti turbolenze mediorientali, estremismi e terrorismi in fase di riorganizzazione, accenni di nuove crisi lungo il confine turco-siriano che nel 2020 ha visto anche il riacutizzarsi delle tensioni tra Azerbaigian e Armenia. In questo poco rassicurante contesto si è scatenata una pandemia senza precedenti per dimensioni ed effetti.  

Misure “straordinarie” per esigenze quotidiane

La risposta dei governi, e in particolare dell’Unione Europea, è stata per certi versi inaspettata, ampia e “straordinaria”. Oltre al Recovery Fund e a una rivisitazione del MES a favore dei singoli stati membri, infatti, abbiamo assistito ad un’apertura estremamente importante per le aziende come  la concessione di un Extraordinary Fund da parte dell’UE pari a 800mila euro per singola azienda, valido fino al 31 dicembre 2020, in aggiunta alla soglia de minimis di 200mila euro introdotta per evitare il fenomeno degli “aiuti di stato” attualmente in vigore nell’Unione Europea ma che non vede misure equivalenti da parte delle economie extra UE.

L’Extraordinary Fund ha moltiplicato i suoi effetti in Italia grazie al piano di supporto all’export del Governo anche grazie all’introduzione di una quota a fondo perduto al 50% dei finanziamenti Simest per progetti dedicati al potenziamento delle esportazioni. Ulteriore elemento degno di nota è rappresentato inoltre dalla contestuale apertura delle misure di sostegno alle Mid Cap e non esclusivamente alle PMI, come eravamo abituati da molti anni.

In questi tre elementi sta il cuore della nuova e apprezzata promozione all’export per l’industria meccanica che, finalmente, trova risposte adeguate a esigenze vissute e manifestate ben prima della pandemia e che abbiamo la possibilità quantomeno di ampliare per ciò che riguarda

  1. Extraordinary Fund di 800 mila euro fino al 31 dicembre 2021 per consentire finalmente anche all’industria manifatturiera di poter beneficiare di un sostegno adeguato a uno sviluppo competitivo e organico delle proprie produzioni in Europa
  2. Finanziamenti SIMEST con quote a fondo perduto del 50% fino al 31 dicembre 2021 per aumentare le esportazioni italiane dato che alla fine del mese di settembre i fondi stanziati erano già sostanzialmente esauriti, data la bontà della misura

e al contempo possiamo cogliere l’opportunità di stabilizzare gli effetti delle iniziative straordinarie attraverso l’attivazione di

  1. Incentivi all’export anche alle medie aziende che, di fatto, rappresentano l’ideale traino di una filiera italiana di fornitori. Espandere ai fornitori i benefici delle commesse vinte da campioni nazionali di dimensioni importanti ma non tali da essere già imprese globalizzate, che manifestano logiche di procurement necessariamente internazionali, rappresenta la chiave per l’accesso ai mercati esteri da parte di quelle PMI ancora piccole per dimensione ma già grandi nel know how di cui abbonda l’Italia.

Attuazione del Single Market EU e semplificazione dei trasferimenti per lavoro

A queste misure di carattere generale riteniamo essenziale un impegno politico volto a sostenere la salvaguardia della manifattura europea ed allo stesso tempo avviare un volano di iniziative per la creazione di un vero mercato “interno” dell’UE 27, ad esempio attraverso

  1. Approntamento di corridoi di salvaguardia con l'obiettivo di facilitare gli spostamenti per motivi di lavoro, pur in regime di controllo anti-Covid, ma  snellendo il più possibile le procedure sanitarie e l'ingresso in altri paesi a partire da quelli europei. Consentire la mobilità di manager, tecnici e personale specializzato italiano all’estero risulta estremamente importante per chi realizza tecnologie che necessitano di speciali procedure di montaggio, avviamento e manutenzione come nel caso dei comparti rappresentati da ANIMA.
  2. Applicazione del Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE secondo il quale le stazioni appaltanti di ogni singolo stato membro possono decidere, in modo volontario, di adottare la misura emanata dall'UE per garantire che il 50% dei bandi contenga prodotti, tecnologie o servizi originari dall'UE o da paesi con i quali l'Europa ha in essere un regime di reciprocità doganale. In Francia è già in atto da qualche mese una grande campagna di informazione pubblica a supporto della quale ha parte attiva e di guida lo stesso Ministero dell'Industria francese. In questo modo già 80 stazioni appaltanti hanno adottato questa misura per contribuire al rilancio dell'economia e alla salvaguardia di imprese e posti di lavoro in Francia e in Europa.
  3. Incentivi all’introduzione negli organici aziendali di export manager assunti dalle aziende ma basati all’estero, a partire dai paesi UE dove è destinato il 50% del nostro export, per presidiare i mercati più interessanti e consolidare così la presenza delle imprese a livello locale nel corso del tempo.

Infrastrutture, moltiplicatori delle esportazioni

Infine, un richiamo all’importanza di rinnovare le infrastrutture dedicate ai trasporti, telecomunicazioni, logistica adeguate alla capacità produttiva del secondo paese più esportatore d’Europa. Un aumento significativo della competitività del nostro export sarà possibile già con un miglioramento minimo nell’ammodernamento di ponti, porti, reti elettriche e di telecomunicazioni realizzati ormai negli anni ’60 e mai sufficientemente allineati all’effettivo sviluppo industriale del paese. 

14.10.2020

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