Omnibus I, semplificazione e nuovi equilibri ESG

25.02.2026

Impatti operativi e prospettive del pacchetto europeo sulla finanza sostenibile

Il 6 febbraio scorso si è tenuto il webinar di Confindustria dedicato al pacchetto “Omnibus I”, iniziativa di aggiornamento promossa nel quadro delle attività di approfondimento sulla normativa europea in materia di finanza sostenibile. L’incontro è stato un’occasione di approfondimento tecnico su una riforma che interviene in modo rilevante sul quadro normativo definito negli ultimi anni attorno a Tassonomia, CSRD e Direttiva sulla due diligence di sostenibilità (CS3D), con l’obiettivo dichiarato di semplificare e rendere più proporzionato l’impianto degli obblighi informativi e di rendicontazione.

Nel corso dei lavori è stato ricordato come l’accordo politico sul dossier sia stato votato dal Parlamento europeo il 16 dicembre 2025, dopo l’accordo raggiunto tra Parlamento e Consiglio nei giorni 8 e 9 dicembre. Il pacchetto interviene in particolare sull’ambito di applicazione delle norme e sugli “obblighi di disclosure”, introducendo elementi di alleggerimento per una parte delle imprese. Restano tuttavia in vigore gli obblighi derivanti dalla regolamentazione finanziaria e dalle aspettative di vigilanza, che continuano a richiedere agli intermediari bancari la valutazione dei rischi ESG delle imprese clienti, mantenendo quindi un’attenzione elevata sul presidio dei fattori ambientali, sociali e di governance.

In base a quanto emerso nel corso degli interventi è emerso con chiarezza che Omnibus I non rappresenta un arretramento sul fronte della sostenibilità, ma un tentativo di riallineare tempi, strumenti e perimetro applicativo rispetto alla capacità organizzativa delle imprese. È stato sottolineato come la semplificazione debba tradursi in maggiore chiarezza interpretativa e in un coordinamento più efficace tra le diverse fonti normative europee, evitando sovrapposizioni e duplicazioni di adempimenti che negli ultimi anni hanno generato molta incertezza, in particolare per le realtà di dimensioni intermedie (PMI).

Nel confronto con i partecipanti è stato inoltre evidenziato che l’evoluzione del quadro regolatorio richiederà un’attenta valutazione degli impatti lungo le filiere industriali. Anche se alcuni obblighi verranno rivisti, le richieste di informazioni da parte del sistema finanziario continueranno a incidere sulle imprese della meccanica, che dovranno comunque fornire dati chiari e coerenti sui propri profili di sostenibilità. In questo contesto diventa fondamentale organizzare meglio i flussi informativi interni e rafforzare il coordinamento tra area tecnica, amministrazione e direzione aziendale

Il webinar si è concluso con una sessione di confronto operativo che ha confermato l’esigenza di accompagnare le imprese in questa fase di transizione normativa. Anima, attraverso il GET Ambiente, continuerà a seguire l’iter applicativo del pacchetto “Omnibus I”, promuovendo momenti di approfondimento e strumenti di supporto, con l’obiettivo di garantire alle imprese associate un orientamento utile e puntuale, per far fronte a un contesto regolatorio in divenire e contribuire sempre a un dialogo costruttivo tra sistema produttivo e istituzioni europee.

 

Omnibus I: approvata in via definitiva la semplificazione degli obblighi di rendicontazione di sostenibilità e due diligence 

 

Al fine di rafforzare la competitività dell’UE, il Consiglio ha dato ieri il via libera definitivo a una semplificazione degli obblighi di rendicontazione in materia di sostenibilità e di due diligence per le imprese. Questa normativa semplifica le direttive sulla rendicontazione di sostenibilità delle imprese (Csrd) e sulla due diligence di sostenibilità delle imprese (Cs3d), riducendo l’onere di rendicontazione e limitando l’effetto a cascata degli obblighi sulle imprese più piccole.

Il pacchetto di semplificazione Omnibus I mira a ridurre la complessità e gli ostacoli inutili, tagliare la burocrazia, migliorare l’efficienza e introdurre maggiore flessibilità per le imprese che restano nell’ambito di applicazione, con l’obiettivo di rafforzare la competitività dell’UE, soprattutto in un contesto geopolitico in costante evoluzione.

L’ambito di applicazione della Csrd è ristretto innalzando le soglie a imprese con oltre 1.000 dipendenti e un fatturato annuo netto superiore a 450 milioni di euro. Per quanto riguarda le imprese di paesi terzi, i requisiti aggiornati si applicheranno solo alle imprese con un fatturato netto superiore a 450 milioni di euro per la capogruppo nell’UE e superiore a 200 milioni di euro di fatturato generato per la controllata o la succursale.

La direttiva di modifica prevede inoltre un’esenzione transitoria per le imprese che avrebbero dovuto iniziare a rendicontare a partire dall’esercizio finanziario 2024 (le cosiddette imprese della prima ondata) che escono dall’ambito di applicazione per il 2025 e il 2026. Include inoltre un’esenzione dall’obbligo di rendicontazione consolidata per alcune società finanziarie holding dell’UE e non UE.

L’ambito di applicazione della Cs3d è ristretto innalzando le soglie a imprese con oltre 5.000 dipendenti e un fatturato netto superiore a 1,5 miliardi di euro, considerando che tali grandi imprese esercitano la maggiore influenza sulla loro catena del valore e sono meglio attrezzate per generare un impatto positivo e assorbire i costi e gli oneri dei processi di due diligence.

Per quanto riguarda l’identificazione e la valutazione degli impatti negativi, le imprese possono concentrarsi sulle aree delle loro catene di attività in cui è più probabile che si verifichino impatti negativi effettivi o potenziali. Per garantire flessibilità, quando un’impresa ha individuato impatti negativi ugualmente probabili o ugualmente gravi in diverse aree, le viene data la possibilità di dare priorità alla valutazione degli impatti negativi che coinvolgono partner commerciali diretti. Le imprese dovranno inoltre basare i propri sforzi su informazioni ragionevolmente disponibili, riducendo così l’effetto a cascata delle richieste di informazioni sui partner commerciali più piccoli.

Per garantire un significativo alleggerimento degli oneri, è stato eliminato l’obbligo per le imprese di adottare un piano di transizione per la mitigazione dei cambiamenti climatici previsto dalla Cs3d.

Le norme aggiornate eliminano inoltre il regime di responsabilità armonizzato a livello UE e l’obbligo per gli Stati membri di garantire che le norme in materia di responsabilità siano di applicazione necessaria prevalente nei casi in cui la legge applicabile non sia quella nazionale dello Stato membro.

Per quanto riguarda le sanzioni, le imprese saranno responsabili a livello nazionale in caso di mancata corretta applicazione delle norme. La nuova direttiva prevede un tetto massimo del 3% del fatturato netto mondiale dell’impresa, con la Commissione che emanerà le necessarie linee guida al riguardo.

Infine, la direttiva di modifica rinvia di un ulteriore anno il termine di recepimento della Cs3d da parte degli Stati membri nel diritto nazionale, portandolo al 26 luglio 2028. Le imprese dovranno conformarsi alle nuove misure entro luglio 2029.

Il testo dell’atto legislativo sarà pubblicato nei prossimi giorni nella Gazzetta ufficiale dell’UE ed entrerà in vigore il ventesimo giorno successivo a tale pubblicazione.

Gli Stati membri avranno un anno dall’entrata in vigore della direttiva per recepirne le disposizioni nel diritto nazionale, ad eccezione dell’articolo 4 sul livello di armonizzazione, al quale dovranno conformarsi al più tardi entro il 26 luglio 2028.

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