Le disposizioni contenute nel decreto fiscale pubblicato venerdì in Gazzetta Ufficiale destano forte preoccupazione.
Le imprese che nel 2025 hanno investito nel Credito d’imposta 5.0 si trovano oggi di fronte a un taglio del 65% del credito richiesto. Con effetto retroattivo. Su investimenti già realizzati, spesso completati proprio per rispettare le scadenze del Piano.
A questo si aggiunge l’esclusione degli investimenti in energie rinnovabili — compresi gli impianti fotovoltaici ad alta efficienza iscritti nel registro ENEA — in un momento in cui la sicurezza energetica e la riduzione della dipendenza dai combustibili fossili sono tornate priorità strategiche per l’Europa.
A novembre il Governo aveva fornito rassicurazioni precise alle imprese “esodate” del 5.0: i progetti congrui avrebbero avuto accesso all’agevolazione secondo le condizioni originarie. Quelle parole hanno guidato le scelte di molte aziende, che hanno continuato a investire confidando nella stabilità del quadro normativo.
Oggi quelle stesse imprese — molte delle quali appartengono all’industria meccanica, settore strategico sia come fornitore di tecnologie per la transizione sia come protagonista diretto degli investimenti — si trovano in una situazione di grave incertezza finanziaria.
"Quando le regole cambiano a giochi fatti - dichiara Pietro Almici, presidente di ANIMA Confindustria - non è solo un problema economico. È una questione di fiducia. E la fiducia, una volta incrinata, mette a rischio la capacità delle imprese di programmare, innovare e contribuire alla crescita del Paese. Chiediamo al Governo di ripristinare gli impegni assunti entro il passaggio parlamentare. ANIMA Confindustria è — e resta — pienamente disponibile al confronto. L’industria meccanica italiana ha sempre creduto nel dialogo con le istituzioni e nel valore della collaborazione tra settore pubblico e privato. Ma il punto di partenza deve essere chiaro: gli impegni presi con chi ha investito in buona fede vanno rispettati."