Il commercio illegale di refrigeranti – in particolare degli idrofluorocarburi (Hfc) – è una seria minaccia per il settore della refrigerazione commerciale, principalmente a causa delle sue ripercussioni ambientali, economiche e di sicurezza. Prodotti potenzialmente non conformi possono causare, infatti, guasti alle apparecchiature, scadimento dell’efficienza e costose riparazioni o sostituzioni, con un impatto diretto sugli esercenti e sui consumatori.
L’effetto combinato della graduale riduzione delle quote di Hfc imposta dal Regolamento sui gas fluorurati unitamente all’ulteriore taglio del 50% previsto a partire dal gennaio del 2027 sta comportando una vera e propria impennata del prezzo di queste sostanze, che sono altresì soggette a rigorosi vincoli normativi in materia di importazione e tutela ambientale. La ridotta disponibilità sul mercato ed il costo proibitivo in Europa (fino a otto volte superiore rispetto ai Paesi extra-UE) hanno contribuito ad accelerare il traffico illegale di queste sostanze con gravi conseguenze non solo per le imprese RACHP, ma per l’intera società.
In Italia i controlli sugli F-Gas continuano ad intensificarsi, con il Nipaaf dell’Arma dei Carabinieri che negli ultimi mesi ha condotto una campagna ispettiva su scala nazionale finalizzata a contrastare le irregolarità nella gestione di questi gas.
Il bilancio dell’operazione evidenzia 66 sanzioni amministrative, 25 sequestri di gas refrigerante e il deferimento all’Autorità giudiziaria di 10 soggetti per ipotesi di reato connesse alla gestione illecita di sostanze potenzialmente dannose per l’ambiente. L’attività ha coinvolto complessivamente 268 militari e ha portato all’esecuzione di oltre duecento controlli presso aziende e operatori della filiera. Le verifiche hanno riguardato in particolare il rispetto degli obblighi previsti dalla normativa sugli F-Gas, con diverse tipologie di irregolarità riscontrate.
Tra le principali violazioni individuate figurano l’origine extraunionale della merce e l’assenza di idonea documentazione doganale, carenze nei sistemi di tracciabilità dei gas fluorurati, documentazione incompleta o non conforme, mancato rispetto degli obblighi di certificazione per gli operatori del settore e irregolarità nell’etichettatura dei prodotti.
Il mancato rispetto delle disposizioni previste nella normativa vigente può comportare sanzioni amministrative e, nei casi più gravi, anche responsabilità di natura penale.
L’operazione si inserisce nel quadro delle attività del Tavolo di coordinamento sui controlli F-Gas promosso dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (Mase). L’iniziativa mira a rafforzare la cooperazione tra le diverse autorità coinvolte nelle attività di vigilanza, con l’obiettivo di garantire un’applicazione più efficace della normativa nazionale ed europea.
Il presidente di Assocold, Francesco Mastrapasqua, ha dichiarato: «La nostra associazione è fortemente preoccupata riguardo al crescente fenomeno del traffico illegale di sostanze ad alto impatto ambientale. Tali pratiche non solo minacciano la salute pubblica, ma compromettono anche gli sforzi globali per la sostenibilità ambientale. Il recente maxi-sequestro da parte delle Forze dell'Ordine rappresenta un importante segnale da parte delle autorità competenti».
Anche il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, attraverso la direzione Sostenibilità dei Prodotti e dei Consumi, ha evidenziato l’importanza dell’attività ispettiva svolta, sottolineando come i controlli continueranno anche nei prossimi mesi con l’obiettivo di garantire la tutela dell’ambiente e della salute pubblica, oltre a favorire condizioni di concorrenza corrette tra gli operatori del settore.