Bonus Idrico e Legge Appalti: tutto pronto ma mancano decreti attuativi e adozione volontaria art. 137

Nella giornata mondiale dell'acqua, AVR/Anima ricorda l'importanza di sbloccare le misure, già approvate, che permettono risparmio idrico e sviluppo economico allo stesso tempo

La mancanza dei decreti attuativi fa slittare ulteriormente l’esecuzione del Bonus Idrico, la cui effettiva entrata in vigore era prevista per il 1° marzo 2021. In un contesto simbolico e significativo come la giornata mondiale dell’acqua (22 marzo), AVR federata Anima Confindustria ricorda l’importanza dell’entrata in vigore del Bonus Idrico, incentivazione fiscale dedicata al risparmio idrico nelle riqualificazioni edilizie, introdotta nella legge di bilancio 2021.

La norma prevede la possibilità per i contribuenti persone fisiche di usufruire di mille euro, da utilizzarsi entro la fine del 2021, per interventi di sostituzione di rubinetterie sanitarie, soffioni e colonne doccia a portata ridotta, oltre alla sostituzione di vasi sanitari in ceramica con apparecchi nuovi aventi un volume massimo di scarico non superiore a sei litri.

Il Bonus Idrico – afferma il presidente AVR, Sandro Bonomi – è frutto del lavoro congiunto di Anima Confindustria, che raggruppa all’interno dell’associazione AVR i costruttori italiani di rubinetterie, insieme a Assobagno/FLA e Confindustria Ceramica. In un momento storico in cui l’utilizzo delle risorse e le tecnologie green ricevono un’attenzione sempre crescente, riteniamo di fondamentale importanza l’attuazione del Bonus in un’ottica di risparmio della risorsa idrica. Le nuove tecnologie del settore della rubinetteria permettono infatti un notevole risparmio di acqua, che si riflettono inoltre su una maggiore efficienza delle caldaie e una riduzione dell’inquinamento”.

Nella giornata mondiale dell’acqua, appare doveroso sottolineare l’importanza di ammodernare la rete idrica italiana, che attualmente spreca il 40% di acqua a causa della vetustà degli acquedotti e dell'uso di materiali di bassa qualità importati da paesi terzi che rendono spesso difficile, se non impossibile, una efficace manutenzione. L'adozione volontaria dell’Art. 137 del “Codice appalti” per destinare alle aziende italiane ed europee almeno il 50% degli importi totali delle commesse pubbliche potrebbe sanare velocemente la situazione provocando un duplice effetto “virtuoso”:

  1. gli enti appaltanti dovrebbero necessariamente acquistare tecnologie prodotte in Italia ed in Europa, riconosciute qualitativamente superiori a livello mondiale, che consentirebbero agli enti appaltanti di ammodernare gli acquedotti e far risparmiare nel lungo periodo le amministrazioni, le società di gestione e di conseguenza i cittadini.
  2. verrebbe assicurato lavoro alle aziende italiane ed europee grazie alla destinazione del 50% dell’ammontare di ogni singola commessa che permetterebbe di contribuire concretamente alla creazione e al mantenimento di posti di lavoro in Italia e in Europa.

“Alle prossime elezioni amministrative autunnali siamo certi che le amministrazioni più attente ai cittadini vorranno porre in essere misure come questa che trasformano l‘acqua da un costo a un investimento per i cittadini” conclude il presidente AVR Sandro Bonomi.