Tra i prodotti coinvolti dai possibili dazi Usa, anche le tecnologie rappresentate da Fiac potrebbero essere largamente impattate.
Se, nella prima amministrazione Trump, i dazi sull’acciaio erano stati di portata più limitata, oggi l’aggravio del 50% si estende alla componente di acciaio (e alluminio) presente in centinaia di codici diversi, prodotti per i quali si palesa un extracosto non solo economico ma anche burocratico, in termini di dichiarazioni e certificazioni aggiuntive. «L’impatto per le nostre categorie è rilevante e insostenibile - spiega il presidente di Anima Pietro Almici - e ci attiveremo subito per portare il tema all’attenzione della politica: ci avevano “venduto” un accordo al 15% ma in realtà non è così, se questo è davvero il quadro i dazi reali sono maggiori».
«Nell’area dei casalinghi - spiega il vicepresidente di Fiac Andrea Barazzoni - gli Usa valgono il 12% dei ricavi, circa 100 milioni di euro in termini di export e questo aggravio rappresenta un serio problema. Sul mercato c’è molta preoccupazione, noi come azienda cercheremo di limitare l’impatto sul mercato ma aumentare il listino sarà inevitabile. Il problema è duplice, perché al dazio si aggiunge la svalutazione del dollaro, che all’inizio dell’anno era quasi alla parità con l’euro mentre oggi il rapporto è 1,17».
Da un articolo di Luca Orlando, Sole24Ore