Progetto HARP

Finanziato dall’Unione europea, il progetto Harp punta a sensibilizzare tutti i consumatori sul minore impatto ambientale delle nuove tecnologie per il riscaldamento delle abitazioni

Finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del programma Horizon 2020, il progetto Harp coinvolge cinque stati membri - Italia, Portogallo, Spagna, Francia e Germania - e 18 soggetti partecipanti. Per l’Italia è membro di progetto l’associazione Assotermica, federata Anima Confindustria, insieme ad Enea e Eurac Research.  

 

Il Pniec in Italia e gli obiettivi europei

A gennaio, il ministero dello Sviluppo Economico ha pubblicato il testo del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (Pniec), predisposto con il ministero dell’Ambiente e il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che recepisce le novità contenute nel Decreto Legge sul Clima nonché quelle sugli investimenti per il Green New Deal previste nella Legge di Bilancio 2020.

Con il Pniec vengono stabiliti gli obiettivi nazionali al 2030 sull’efficienza energetica, sulle fonti rinnovabili e sulla riduzione delle emissioni di CO2, nonché gli obiettivi in tema di sicurezza energetica, interconnessioni, mercato unico dell’energia e competitività, sviluppo e mobilità sostenibile, delineando per ciascuno di essi le misure che saranno attuate per assicurarne il raggiungimento.

Motivo per cui il progetto Harp si sposa perfettamente con gli obiettivi italiani e europei di riduzione delle emissioni, che passa anche da una maggiore consapevolezza dell’efficienza degli impianti di riscaldamento.

 

Informare l’utente finale

Potrebbe avvenire un cambiamento di mentalità se fossero disponibili e trasparenti diverse opzioni di scelta: con Harp sarà possibile. Il progetto si pone di far conoscere al consumatore i vantaggi derivanti dalla sostituzione dei vecchi apparecchi, destinati al riscaldamento degli ambienti e alla produzione di acqua calda sanitaria, e il potenziale risparmio raggiungibile con nuovi apparecchi ad alta efficienza. L’obiettivo è di coinvolgere 1,5milioni di consumatori, tra cui circa 10mila persone potrebbero decidere di rendere più efficiente il proprio sistema di riscaldamento.

Per avere una maggiore conoscenza delle scelte dei consumatori e la motivazione che spinge a cambiare un impianto di riscaldamento, è stato veicolato un questionario nei cinque paesi che hanno aderito al progetto. Tra le domande, i motivi per cui un consumatore passerebbe ad un impianto ad alta efficienza energetica - dal costo, all’estetica, al miglioramento della qualità dell’aria -, quanto incide l’etichettatura sull’acquisto e una valutazione della conoscenza (e della sensibilità) del partecipante riguardo a soluzioni green e a basso impatto ambientale.

 

Perché sostituire la caldaia?

Oggi l’apparecchio viene sostituito quasi esclusivamente quando si rompe e non c’è quindi tempo per riflettere e fare un investimento più mirato. È bene invece sapere che negli edifici circa l’80% dei consumi è associato al riscaldamento e alla produzione di acqua calda sanitaria, pertanto l’incidenza in bolletta è elevatissima.

È evidente, quindi, che il cambio della vecchia caldaia con una moderna può portare a grandi benefici sia per il singolo che per la collettività (in termini di riduzione del fabbisogno energetico del nostro Paese, di riduzione delle emissioni). Gli stessi edifici producono il 36% delle emissioni di gas serra. Nell’UE sono installate all’incirca 126 milioni di caldaie di cui circa il 60% risulta inefficiente.

Per portare un caso pratico basta considerare un appartamento di 100mq a Milano in classe G. Se volessimo riqualificare il vecchio impianto con caldaia convenzionale con un apparecchio ibrido, otterremmo un risparmio di energia finale di circa il 52% e un taglio dei costi in bolletta di almeno il 37%; tutto questo senza considerare l’altro grande beneficio che è la riduzione delle emissioni di ossidi di azoto in quantità superiori all’80%.

Nel settore dell’edilizia, che contribuisce in maniera rilevante al raggiungimento degli obiettivi di riduzione dei consumi energetici e incremento nell’uso delle fonti rinnovabili fissati dalla Comunità europea e vincolanti per tutti gli Stati Membri, una delle sfide più importanti è quella di riqualificare l’enorme parco impiantistico. Ad oggi, infatti, sono installati nelle case degli italiani milioni di impianti termici, che potrebbero essere resi più efficienti se solo se ne conoscessero le potenzialità.

Da una gestione del riscaldamento più consapevole fino a interventi di riqualificazione complessi, vi sono innumerevoli possibilità per fare efficienza energetica nell’interesse dell’ambiente e - non da ultimo - per avere una bolletta più “leggera”.

In tal senso, il progetto HARP intende mettere il consumatore al centro, in linea con le politiche europee, per renderlo un soggetto attivo nella scelta del proprio impianto di riscaldamento.

L’idea è quella di utilizzare uno strumento semplice, immediato e ormai noto al consumatore, qual è l’etichetta energetica, in modo innovativo ovvero adottandola anche alle caldaie installate e già funzionanti nelle nostre case. Così facendo, ogni famiglia potrà avere un’indicazione della classe energetica della propria caldaia e questa maggior conoscenza potrà essere il primo passo per valutare cosa poter fare per migliorare il proprio livello dei consumi.

Oggi il tasso di sostituzione degli apparecchi di riscaldamento è inferiore al 4% sul parco installato; ciò significa che nella maggioranza dei casi gli apparecchi e gli impianti vengono toccati solo quando si rompono o danno dei problemi. Al termine del progetto triennale l’auspicio è di aver creato le condizioni (soprattutto culturali ma anche legislative) per incrementare questo valore percentuale, a testimonianza della giusta attenzione che dovrà essere riposta verso tecnologie che contribuiscono all’80% dei consumi delle nostre case e che sono in continua evoluzione.

 

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