Comunicati stampa

Industria tecnologie alimentari: il 2020 in calo per export e produzione

I dati elaborati dall'Ufficio Studi di Anima Confindustria parlano di un settore in difficoltà. «Ora è necessario aiutare le imprese e le famiglie»

Numeri negativi in doppia cifra per i produttori di tecnologie alimentari, un comparto che va dai produttori delle macchine per il caffè espresso professionale alle macchine affettatrici e tritacarne, dagli articoli casalinghi alle attrezzature frigorifere per il commercio. I dati elaborati dall’Ufficio Studi di Anima Confindustria hanno preso in considerazione i settori rappresentati dalle associazioni Assofoodtec e Fiac ed evidenziano un trend chiaramente negativo: le previsioni sull’intero 2020 parlano di un fatturato che scende a 4,55 miliardi di euro, quindi -13,5% rispetto ai 5,26 miliardi di euro di fatturato registrati nel 2019. Calo significativo per macchine e forni per pane e pasticceria (-16,0%), macchine per caffè espresso (425milioni di euro, -14,1%) e attrezzature frigorifere per il commercio, settore che scende sotto il miliardo di fatturato nel 2020 (900milioni di euro, -11,3%); più contenute le perdite per le macchine affettatrici, tritacarne ed affini (-8,8%). Crolla l’export. Il comparto nel suo intero perde il 15,7% con 2,94miliardi di euro di esportazioni (3,49miliardi nel 2019), cifra che diventa ancora più preoccupante nel campo degli articoli casalinghi: - 18,5%, per l'export, che passa dai 595milioni di euro del 2019 ai 485milioni del 2020.

«I numeri rispecchiano, purtroppo, la realtà che stiamo vivendo nelle nostre aziende» commenta Antonio Bertoli, presidente Fiac, federata Anima Confindustria. «Dopo la riapertura, il domestico ha reagito ripartendo velocemente, mentre l’alberghiero è stato uno dei comparti più colpiti. Il settore dell’hospitality è tuttora in grave crisi e di conseguenza le aziende che operano nell’Ho.Re.Ca. sono in difficoltà: il comparto degli articoli casalinghi, rappresentato da Fiac, ha visto scendere il numero degli occupati da 3.995 a 3.900 unità, un danno inestimabile per gli addetti del settori. Bisogna reintegrare questi lavoratori, la ripresa deve passare soprattutto dal recupero delle quote di export perse durante il lockdown».

Andrea Salati Chiodini, presidente Assofoodtec, commenta così i dati elaborati dall’Ufficio studi: «Adesso è necessario dare un aiuto concreto alle imprese: in questi mesi le aziende hanno subito grosse perdite di fatturato, aiutarle non significa rimandare i pagamenti di due mesi, ma agire in maniera decisa su sgravi fiscali e agevolazioni, immediati e non dilazionati nel futuro, per riuscire a resistere anche l’anno prossimo. Considerando un calo medio del -13,5% – dichiara Andrea Salati Chiodini – che per qualche settore Assofoodtec ha superato anche il -20% (come le macchine ed impianti per molini, mangimifici e sili), è necessario aiutare le aziende e le famiglie; molti aspettano ancora i finanziamenti e la Cig che, in molti casi, è stata anticipata dalle aziende proprio per aiutare i propri collaboratori e famiglie a “sopravvivere”. Questo aiuto sociale, in sostituzione dello Stato, non ha fatto altro che mettere ancora più in crisi di liquidità le aziende. Con la paura di un secondo lockdown, le aziende non sanno come comportarsi. Cosa bisogna fare? Mettersi del materiale in magazzino, per essere pronti ad un’eventuale ripartenza (pagandone poi le relative tasse) non sapendo cosa succederà, facendo una scommessa sul futuro? Le aziende metalmeccaniche sono fondamentali per l'economia italiana, soprattutto per l'export. Purtroppo non sempre il Governo ci riconosce questo ruolo».