Bonomi/ANIMA: 7 priorità per il nuovo Governo. L'export positivo non basta

Milano, 25 marzo 2013 - “Se fino a ieri le nostre aziende riuscivano a fronteggiare la crisi grazie all’export, oggi la crisi del mercato interno sta assumendo dimensioni tali che non è più sufficiente neanche aggrapparsi alle esportazioni per mantenere livelli di fatturato accettabili, ammesso poi di ottenere un risultato economico positivo o, come minimo, mantenere i conti in pareggio, e non sempre succede." – ha affermato  il Presidente di ANIMA Sandro Bonomi in occasione della Conferenza Stampa di presentazione dei dati congiunturali della meccanica – "Per questo ritengo sia fondamentale indirizzare al nuovo Governo che verrà, qualunque esso sia, un documento, derivato anche dalla condivisione del recente documento programmatico presentato da Confindustria, che abbiamo chiamato: ANIMA per l’Italia. Un percorso per lo sviluppo che meritiamo”.

Bonomi ha poi riassunto in 7 punti un documento  - derivato anche dalla condivisione del recente documento programmatico presentato da Confindustria -  da rivolgere  al nuovo Governo che verrà,  è che è stato chiamato: ANIMA per l’Italia. Una serie di misure urgenti e necessarie da mettere in campo per far ripartire la meccanica:

1) Aumentare le esportazioni per raggiungere nel medio periodo un incremento annuo dell’export pari al 9%.
2) Per crescere in modo concreto, stabile e duraturo abbiamo bisogno di investimenti per la modernizzazione dell’attuale parco macchine da produzione.
3) Per l’efficienza energetica e lo sviluppo delle rinnovabili termiche. La SEN, Strategia Energetica Nazionale, presentata dai Ministri Passera e Clini è un utile strumento di riflessione che manca però di decreti attuativi che la rendano effettiva.
4) Stimolare la collaborazione nelle filiere italiane tra le grandi imprese appaltatrici che lavorano all’estero e le imprese fornitrici meccaniche italiane, per rilanciare il Made in Italy.
5) Investire sul controllo del mercato per impedire che vengano commercializzati prodotti industriali che solo apparentemente sono conformi alle norme.
6) Made in per la Meccanica. Introdurre la denominazione obbligatoria dell’origine dei prodotti, in special modo di quelli in ingresso nella UE e riportare la manifattura al centro delle politiche Europee.
7) I titolari di gare d’appalto nazionali non hanno una sufficiente attenzione alla qualità delle forniture meccaniche: sollecitare i controlli di mercato e l’attività dell’autorità di vigilanza.

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