Luogo di lavoro, affidamento di lavori, servizi, forniture e prevenzione incendio

Non è possibile isolare le disposizioni speciali relative alla prevenzione incendi da quelle che riguardano la sicurezza sul luogo di lavoro. È evidente la complementarietà tra le disposizioni, che hanno il comune scopo di prevenire incidenti sul lavoro.
Se le norme hanno un evidente scopo comune, non deve sorprendere se dal punto di vista attuativo le autorità di controllo agiscano di conseguenza, ovvero siano preoccupate di verificare ogni aspetto che riguarda la sicurezza del luogo di lavoro, anche se trae origine in norme non esclusivamente dedicate alla prevenzione antincendio.
Recentemente è stata diffusa con un tono che si potrebbe chiamare di “terrorismo normativo” l’informazione secondo cui i VVF, in sede di rilascio del certificato di prevenzione incendi, previsto dall’art. 16 del D.Lgs. 139/2006, si sarebbero spinti (per la prima volta!) fino a richiedere quanto prevede il D.Lgs. 81/2008 agli articoli 26 e 27 in tema di idoneità tecnico professionale dei terzi a cui siano stati affidati lavori, servizi o forniture all’interno del luogo di lavoro.
Il corollario dell’informazione è poi costituito dall’affermazione secondo cui l’attestato di partecipazione ad un corso di formazione organizzato da una associazione di categoria equivale ad un attestato di competenza con riferimento ai requisiti tecnico professionali richiesti dal D.Lgs. 81/2008. Questa notizia, che senza dubbio ha finalità promozionali per i corsi venduti alle imprese, certamente è quella più pericolosa, siccome lascia intendere che sia sufficiente partecipare ad un corso per ottenere l’idoneità ad operare nell’ambito dei luoghi di lavoro prevista dal D.Lgs. 81/2008.
Questa è una ulteriore conferma di quanto sia saggio guardare con molta prudenza chi con una mano offre informazioni e con l’altra tenta di vendere la soluzione.
L’informazione si premura di precisare che la richiesta inoltrata dai VVF e avente ad oggetto i documenti attestanti le qualificazioni del personale addetto al montaggio dei presidi antincendio non è pubblica, per ragioni di riservatezza.
Tuttavia quello che è opportuno sottolineare è la totale irrilevanza della veridicità dell’informazione ai fini della corretta applicazione delle norme in questione e che l’idoneità del personale non dipendente dal datore di lavoro, a cui è stato affidato un compito nell’ambito di un luogo di lavoro, non dipende dalla partecipazione a corsi di nessun tipo, ma dipende dalla corretta applicazione delle specifiche previsioni normative.

D.Lgs. 81/2008 e normativa antincendio
La normativa sui luoghi di lavoro e sulla prevenzione antincendio può essere letta da due punti di vista: quello del datore di lavoro e quello dell’installatore di presidi antincendio, quali sono le chiusure che sono installate con lo scopo di proteggere il luogo di lavoro dal rischio di incendio.
Ciò che il D. Lgs. 81/2008 si preoccupa di affermare è che, in primo luogo, il datore di lavoro nel momento in cui affida a soggetti terzi un compito sul luogo di lavoro, deve selezionare personale adeguato ai compiti che vengono assegnati, inoltre afferma che  è necessario un concreto coordinamento tra il responsabile del luogo di lavoro e il soggetto che opera. Si tratta del principio secondo cui il datore di lavoro ha la responsabilità di scegliere (culpa in eligendo) e di sorvegliare (culpa in vigilando) le persone che operano nell’ambito del luogo di lavoro.
Quindi è evidente che il datore di lavoro deve scegliere, anche per l’installazione di chiusure tecniche antincendio, personale capace di svolgere a regola d’arte questo compito.
Il D.Lgs. 81/2008 prevede anche disposizioni specifiche che contribuiscono a offrire dei criteri per individuare il personale competente. Gli articoli 26 e 27 si occupano sia di offrire i criteri per la selezione del personale qualificato a cui affidare i lavori e del fondamentale coordinamento per la prevenzione tra il responsabile del luogo di lavoro e l’impresa (o il lavoratore autonomo) appaltatrice.
Ovviamente tali disposizioni sono cogenti e prevedono sanzioni in caso di violazione, e ciò indipendentemente dal fatto che un’autorità preposta al controllo (VVF, Asl o altri) si preoccupi di controllarne l’adempimento.
Sappiamo che i controlli in Italia non hanno una adeguata proporzionalità rispetto al  numero dei luoghi di lavoro, ed è anche noto che su questo dato di fatto molti sono disposti a rischiare. Si tratta di fare delle scelte libere e responsabili, sapendo che il prezzo della sicurezza è molto alto.
Non è previsto che la partecipazione ad alcun corso possa essere equivalente al rispetto delle norme relative alla qualificazione del personale dell’appaltatrice.

Applicabilità delle norme all’impresa appaltatrice e al lavoratore autonomo
Il datore di lavoro può appaltare lavori, forniture e servizi sia ad un’impresa appaltatrice che ad un lavoratore autonomo .
Quindi sono soggetti alla disciplina tutti i soggetti che eseguono un compito (lavoro, servizio o fornitura) nell’ambito del luogo di lavoro, indipendentemente dalla loro personalità giuridica. Gli obblighi riguardano sia l’impresa di costruzioni che l’artigiano.
La legge parla di “affidamento di lavori” e non di una specifica tipologia di contratto con cui i lavori devono essere affidati. Quindi comprende tutti i tipi di contratto che abbiano quale oggetto le attività previste dalla legge, quali appalto, contratto d’opera e somministrazione.
La norma include le attività di esecuzione di lavori, servizi e di fornitura di beni. Quindi comprende oltre ai lavori di installazione di manufatti, anche i servizi, per esempio, di manutenzione e la fornitura di parti di ricambio per i beni installati e che necessitano di manutenzione.
Il D.lgs. 81/2008 prevede anche la documentazione atta a provare sia la qualificazione del personale che la cooperazione tra appaltatrice e datore di lavoro.
Quello che la legge non dice, naturalmente, è come deve essere redatto il contratto da stipulare tra datore e appaltatrice, elemento fondamentale per provare l’effettiva suddivisione dei compiti e delle relative responsabilità. Il contratto deve essere stipulato in forma scritta, lo si può dedurre dalla disposizione secondo cui il documento unico di valutazione dei rischi “è allegato al contratto di appalto” .
È nell’interesse di entrambe le parti fissare contrattualmente i reciproci impegni, per evitare qualsiasi equivoco sulle responsabilità assunte.
Queste disposizioni costringono a produrre prove documentali sull’effettivo coordinamento tra datore di lavoro e appaltatrice per qualsiasi attività sul luogo di lavoro.

Datore di lavoro e soggetto responsabile delle attività “interessate”  dal certificato di prevenzione incendi
Il luogo di lavoro così come definito dalla legge non coincide con le attività soggette al certificato di prevenzione incendi, ma tutte le attività soggette alla prevenzione incendi sono luoghi di lavoro.
Quindi tutti i datori di un lavoro che comprende una delle attività per cui è previsto il certificato di prevenzione incendi devono rispettare sia le norme generali sulla sicurezza del lavoro che quelle relative alla prevenzione degli incendi.
Lo stesso obbligo incombe sull’impresa appaltatrice o il lavoratore autonomo che si occupano in particolare di presidi antincendio dovrà tenere in considerazione le disposizioni del D.Lgs. 81/2008 che quelle del D.Lgs. 139/2006, nella parte in cui prevede che le attività di prevenzione degli incendi siano certificate. È, infatti, evidente che non è possibile adempiere ad una sola delle due disposizioni per ottenere una adeguata e completa prevenzione dei rischi sul luogo di lavoro. E arrivare quindi alla conclusione che sia necessario redigere un contratto e coordinare le attività di prevenzione dei rischi sul luogo di lavoro prima di eseguire la propria attività.
Sarebbe bene prenderne atto prima che questa conclusione sia rilevata in un verbale di una autorità preposta al controllo.

Certificato di prevenzione incendi e sicurezza sul luogo di lavoro
Nel contesto delineato dal D.lgs. 81/2008 il certificato di prevenzione incendi è un provvedimento speciale previsto per attestare che siano state rispettate, oltre alle norme sulla sicurezza del lavoro, anche quelle specifiche antincendio.
Dal quadro sopra delineato deriva una stretta correlazione tra sicurezza del luogo di lavoro e sicurezza antincendio dello stesso luogo, anche se, francamente, un maggiore coerenza del legislatore, in termini di linguaggio e coordinamento normativo, potrebbe aiutare gli operatori. La forte e orgogliosa specialità della normativa antincendio potrebbe essere coordinata meglio con le restanti norme che si occupano di sicurezza. A volte specialità fa rima con isolamento.
Il quadro complessivo costituito dalla tutela del luogo di lavoro dai rischi impone alle autorità di controllo di non trascurare alcun aspetto della prevenzione. Considerando che una pessima installazione o manutenzione di un presidio antincendio può rendere quest’ultimo assolutamente inutile, bisogna augurarsi che siano rispettate e controllate, nell’interesse degli operatori qualificati, le loro qualificazioni, da tutti gli organi di controllo competenti sulla materia, compresi, ovviamente, i VVF.

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