La Voce di Ucir : Intervista a Paolo Alvisi, Presidente di Ucir

Intervista a Paolo Alvisi, Presidente di Ucir - febbraio 2013

“La Ruota” 40 anni di un prodotto millenario
Il 20 aprile del 1973 si costituiva in seno ad ANIMA il Gruppo Ruote e Supporti di AISEM (Associazione Italiana Sistemi di Sollevamento, Elevazione, Movimentazione). Una realtà nata dall’intuizione, tre anni prima, di Roberto Lancellotti e dal consulente di ANIMA ing. Lancellotti, che si erano resi promotori di un’azione volta a coinvolgere tutte le aziende del settore per definire caratteristiche e prestazioni di ruote e supporti. 
Nel 2000, il Gruppo si trasforma in Unione autonoma e diventa UCIR Unione Costruttori Italiani Ruote per meglio tutelare gli interessi dei propri Associati sia in ambito nazionale che internazionale. rappresentando il settore delle ruote e dei supporti nel suo complesso.   
Oggi, in occasione dell’anniversario, Ucir presenta la pubblicazione di un volume che ripercorre la storia della ruota e dell’associazione, e si rinnova lanciando il nuovo sito internet.

Il libro “La ruota” è un buon modo per lanciare i 40 anni di Ucir
È un’idea che ho lanciato personalmente. E ho subito visto una buonissima collaborazione da parte degli altri associati. Il coinvolgimento da significato allo stare assieme e l’iniziativa è piaciuta. È un po’ come dare una veste “cronistorica” a un prodotto industriale come la ruota, un prodotto che sembra da nulla a prima vista, ma che arricchito da una narrazione pensata per capitoli e argomenti cambia la propria natura, rendendosi più vicina alla quotidianità, un prodotto più “umano”.
Non a caso in uno degli ultimi capitoli si è voluto sottendere che l’impiego della ruota è tanto più grande in termini percentuali quanto più è elevato lo standard di vita della popolazione; la ruota va in parallelo con il progresso.
 
Chi sono gli autori?
I capitoli sono redatti da titolari o funzionari d’aziende che si sono fatti carico di questo impegno, seguendo un indice di eventi che abbiamo concordato con tutta l’associazione. Di fatto si tratta di un lavoro collettivo.

Qual è, dunque, la storia tracciata dalla pubblicazione?
Una storia che segue due linee fortemente intrecciate fra loro. Da un lato si racconta la storia vista come cronologia di Ucir, dall’atto costitutivo dell’associazione fino ad oggi. E di pari passo l’evoluzione di questo supporto che per le nostre aziende ha visto il suo primo sviluppo nell’impiego di carrelli per le (allora neonate) televisioni, e in seguito con il fiorire dei supermercati, e più in generale con lo sviluppo industriale del dopoguerra. La ruota, in sintesi, è diventata una componente della vita quotidiana sia per quello che riguarda il mondo della casa, sia della collettività e dell’industria. Un accessorio che, sotteso a diverse configurazioni, risponde a esigenze globali dell’attività umana. Vita e lavoro.

Cosa proponete con l’apertura del nuovo sito?
Il mondo è on line. Ucir è un’associazione di aziende, di realtà economiche, e tutte le realtà economiche oggi sono registrate con nome e cognome sul web. Tutto è on line. Per noi il nuovo sito vuole essere un buon biglietto da visita che veicola contenuti di qualità, ed essere associati a Ucir vuol dire anche dialogare con il lessico della qualità.

Come valuta l’anno appena concluso in termini di mercato?
Il 2012, in termini di fatturato, ha registrato un calo in media del 5%. Un anno che era partito con euforia ma che ha dovuto registrare una decrescita in autunno, parallela all’evidenziazione del nostro debito sovrano dei paesi europei. Alcuni interventi hanno sottratto potere d’acquisto al mercato e si sono tradotti in una riduzione dei consumi.
Ma bisogna anche ricordare che alcuni ambienti fanno scelte prioritarie: una ruota va in ospedale, nella distribuzione, è un prodotto molto orizzontale e per nulla secondario. Certo, l’impiego della quota in campo industriale sta risentendo un po’ di più, ma attenzione, anche se i lotti sono ridotti la movimentazione è intensa! Nonostante sembri un paradosso.
La qualità e la certificazione sono il punto forte delle ruote e rotelle italiane, ma – esprimo un parere da imprenditore – fin che abbiamo il “cinese alla porta” avremo “l’imprenditoria italiana alla finestra”.
 
Ma l’estero non può essere una carta per le aziende italiane?
Una delle difese dei volumi, in realtà, è proprio la ricerca di prodotti che siano qualificati anche su mercati trainanti extraeuropei come Usa, Canada, Sudafrica, Brasile, centro America, la strada da battere può essere quella. Lavorare su mercati extraeuropei è tuttavia costoso, le aziende italiane sono medio piccole e la possibilità di investire limitata. Naturalmente la capacità imprenditoriale italiana e la creatività sono tali da poter continuare a essere parte di un mercato dove la consegna dell’ultimo momento è sempre più necessaria. Probabilmente è necessario rafforzare sempre di più l’associazionismo per essere più forti in questo senso.

Si riscontrano problemi di qualifica della forza lavoro nel campo di competenza Ucir?
Legherei la questione al problema della disoccupazione giovanile, che rallenta anche la nostra attività. Ci indeboliamo continuamente di personale opportunamente formato. È chiaro che se un giovane inizia a lavorare con una decina di anni di ritardo rispetto al normale avrà meno esperienza accumulata, e allo stesso tempo sarà di dieci anni lontano dalla formazione scolastica. In tema di sviluppo questo è uno scotto che stiamo pagando tutti, e non conforta venire a sapere che la disoccupazione giovanile è in percentuale tuttora in aumento costante.

Quali sono i punti principali del programma Ucir?
Sono Presidente da 22 anni. Ho recentemente sollecitato l’assemblea a un avvicendamento alla presidenza, è giusto dare spazio ad altre idee e allo sviluppo dei progetti più grossi.
Come associazione vorremmo continuare ad essere protagonisti nel seguire gli sviluppi delle normative europee che segnano i requisiti dei prodotti da immettere sul mercato: la conformità del prodotto italiano è in questo senso sempre un ottimo indice di qualità.