L’Italia e i terremoti – Il sisma in Emilia Romagna

Intervento di Luca Turri, Presidente UCoMESA e Vice Presidente FEDERCOSTRUZIONI, alla trasmissione radiofonica di Oscar Giannino “9 IN PUNTO, LA VERSIONE DI OSCAR” - RADIO24 - 25 giugno 2012

 

L’analisi della MAPPA SISMICA ITALIANA diffusa dal Dipartimento di protezione civile e aggiornata al 2012 evidenzia che l’Italia è un territorio fragile ad elevato rischio sismico che interessa 10 milioni di abitazioni, circa 5 milioni di edifici residenziali, 750 mila non residenziali e ben 22 milioni di abitanti.

Dal 1994 al 2009 il costo dei terremoti è stato complessivamente di 160 miliardi di euro.

La tutela della popolazione residente nelle aree sismiche e la messa in sicurezza del patrimonio produttivo e culturale italiano da eventi disastrosi costituiscono la priorità numero uno per il paese.

A questo si deve aggiungere che il dissesto idrogeologico è un’altra delle cause che origina morti e disastri.

E’ quindi indispensabile che cresca la consapevolezza sia della società civile così come quella degli amministratori centrali e locali che la priorità nazionale consiste nel rendere sicuro il territorio e conservare un patrimonio artistico unico al mondo.

E’ prioritario, cosa oggi carente in Italia, il ruolo centrale di una pianificazione territoriale di qualità, attenta al rischio intrinseco del  territorio, ma anche alla manutenzione dello stesso, sensibile al risparmio energetico e alla eco sostenibilità.

Tutto ciò è realizzabile attraverso la ristrutturazione delle aree e degli edifici degradati e la conservazione del patrimonio storico-artistico e culturale che i nostri avi ci hanno lasciato.

In altre parole, una messa in sicurezza sismica del territorio e un piano città coordinato e contemporaneo che agisca sul tessuto urbano.

Tornando all’elevato rischio sismico, rilevo che ben 2900 comuni (il 38% dei comuni italiani) per  131000 km2 ( il 44%del territorio italiano) e 22 milioni di abitanti  (il 36% della popolazione italiana) vivono in zone ad elevato rischio in  zona 1, zona 2A e 2B.

In base ai dati contenuti nel dossier sui principali eventi sismici a partire dal 1968 (anno della prima rilevazione) a tutto il 2009 il costo delle risorse stanziate dallo Stato per i soli terremoti ammonta a 98,5 miliardi di euro (a prezzi 2009) pari al 60% del costo complessivo di tutti i terremoti dal 1968 al 2009.

E’ un’enormità ed è colpevole chi ignora il fenomeno della perdita di vite umane e del danno economico che si potrebbe quanto meno limitare con interventi preventivi.

L’assicurazione degli immobili a carico della proprietà è percepita come un’ulteriore tassa e ben difficilmente avrà successo se non viene adeguatamente incentivata attraverso opportuni sgravi fiscali (il costo per lo stato di 98,5 miliardi di euro val bene qualche defiscalizzazione).

 

Il tema del sisma in Emilia Romagna.

Il sinistro in Emilia può diventare un caso esemplare che possa servire per la riabilitazione, non solo sismica, di tutto il territorio nazionale.

Facciamo tesoro degli interventi positivi (per ora pochi), cercando di non ripetere gli errori del passato (l’Abruzzo insegna).

 

Stima dei danni in Emilia Romagna:

L’evento si caratterizza per un’edilizia non residenziale fortemente colpita (circa 10000 capannoni inagibili) ed un consistente impatto sul PIL.

Il patrimonio abitativo nelle zone colpite è costituito da  636000 abitazioni, 235000 edifici residenziali, 36000 edifici non residenziali e 1400 scuole.

Un 36% del totale degli immobili ha subito danni.

 

Luci ed ombre del Dl 5263/c:

·         La forte centralizzazione delle linee operative per concedere contributi (vedi Abruzzo)

·         La mole di procedure da assolvere per gli edifici classificati E e per i centri storici (in Abruzzo questi ultimi sono ancora in una penosa situazione di abbandono)

·         Non ci sono tempi certi procedurali per la quantificazione e l’erogazione dei contributi subordinati alla:

·         definizione di criteri generali di coerenza (DL 5236/C) in base ai quali le regioni coinvolte dovranno definire priorità,modalità e percentuali di intervento.

·         Non é previsto nessun termine per l’emanazione del provvedimento di cui sopra. Per gli edifici con danni minori si potrebbero iniziare subito i lavori in base ad un progetto di un tecnico abilitato al ripristino dell’agibilità, nelle more di una verifica definitiva.

·         Deve essere definita la modalità di copertura della spesa che crea incertezze

·         Modalità di ripristino dell’agibilità

 

E’ consentita l’esecuzione dei lavori edili di ripristino sulla base della comunicazione ai comuni dell’avvio degli stessi (in deroga ai titoli abitativi, autorizzazione paesaggistica e sismica).

Entro 60 giorni dall’ inizio lavori dovrà essere presentata al comune la documentazione per l’ autorizzazione paesaggistica (?) e per il titolo abitativo unitamente al progetto esecutivo per le strutture che debbono resistere al sisma.

La perizia asseverata tuttavia si riferisce al AeDES che non stabilisce il livello di sicurezza rispetto alla scala di intensità del sisma.

Meglio riferirsi alle norme tecniche delle costruzioni NTC 2008 e alla “Procedura per la valutazione del rischio sismico” elaborata dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici (e  recentemente contestata in Emilia per i tempi di messa in sicurezza definitiva –18 mesi- e per il riferimento al livello di sicurezza pari al 60% di quello di un edificio nuovo considerato troppo elevato, meglio abbattere e ricostruire)

 

Edifici industriali (circa 10000 unità)

·         E’ urgente stabilire le priorità delle verifiche e i tempi necessari per le stesse

·         La quasi totalità degli immobili industriali non potrà realizzare interventi riabilitativi che raggiungano il livello di sicurezza target del 60% di sicurezza di un edificio nuovo equivalente

·         Dovrà essere stabilito il livello minimo di sicurezza che garantisca l’incolumità del personale

·         Va assolutamente scongiurata la delocalizzazione definitiva “fuori area”

 

Centri storici

Il decreto non stabilisce nulla per i centri storici; è auspicabile che in molti casi non si debba attendere il cosiddetto “piano di ricostruzione”.

E’ necessario un coordinamento istituzionale con le Sopraintendenze che dovrebbero redigere (entro 3 mesi) un abaco degli interventi di recupero.

A fronte della ricostruzione dopo demolizione potrebbe essere incentivante per chi deve ricostruire, una norma emessa da parte dei comuni che, a pari volumetria, consentire modifiche di sagome, prospetti, numero degli alloggi e destinazione d’ uso, e/o che potrebbe  concedere un incremento di volumetria del 10-15%

Deve essere previsto un fondo immobiliare che permetta la locazione temporanea agli sfollati

Per i cantieri edili in difficoltà operative per il sisma deve essere concessa, a fronte della sospensione lavori, una proroga della validità dei titoli abitativi (24 mesi )e delle convenzioni urbanistiche ( 48 mesi)

 

Trattamento macerie da demolizione e loro recupero

·         Devono essere individuati gli impianti di trattamento anche nelle regioni confinanti e deve essere instaurato l’obbligo da parte delle PA di riutilizzo

·         Debbono essere individuati i siti di smaltimento

·         Deroga al patto di stabilità per edifici pubblici.

        La deroga va estesa anche alle province interessate e non solo ai comuni

·         Qualificazione e sicurezza dei lavori

 

 

Pur trattandosi di opere private, va prevista la qualificazione delle imprese a tutto vantaggio della qualità e del rispetto dei tempi di realizzazione ed una agevolazione specifica per i premi INAIL per gli operatori che adottino misure più stringenti in fatto di sicurezza rispetto agli standard

Per privilegiare l’occupazione si deve stabilire l’obbligo di assumere una certa % di cassaintegrati della zona, per i quali le scuole edili terranno opportuni corsi di formazione

Dovrà essere istituito presso le Prefetture un elenco degli operatori economici di tutta la filiera (white list) comprese subforniture, appalti e servizi

Dovrà essere prevista la sospensione degli adempimenti e dei versamenti tributari, previdenziali ed assicurativi quanto meno fino al 31/12/2012